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Antò… fa caldo! Ma a scuola manca anche l’aria

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Settembre è arrivato, e con lui il solito, immancabile paradosso della scuola. Quest’anno il dibattito si infiamma, è proprio il caso di dirlo sul meteo; molti chiedono a gran voce di posticipare l’inizio delle lezioni a causa del caldo torrido. Una richiesta sacrosanta, sia chiaro. Peccato che l’intera discussione sveli il segreto di Pulcinella del nostro sistema scolastico.

Strutture all’età della pietra.

Invocare il rinvio per il caldo è l’ennesimo tentativo di mettere un cerotto su una gamba fratturata. La verità è che i nostri figli frequentano istituti fatiscenti che cadono letteralmente a pezzi. Parlare di climatizzazione o sistemi efficienti di aria condizionata in scuole dove spesso mancano la carta igienica, le finestre stagne o l’intonaco stabile sui soffitti sembra quasi una provocazione. Nelle nostre aule l’unica ventilazione programmata resta il caro vecchio “effetto corrente” aprendo porta e finestra contemporaneamente.

La gestione dell’emergenza caldo dimostra che è arrivato il momento di fare sul serio. Non servono interventi spot, serve una riforma strutturale profonda che parta proprio dalla riscrittura del calendario scolastico. Bisogna ripensare i tempi della scuola adattandoli ai cambiamenti sociali e climatici. Non siamo più negli anni ’80, anni della famosa villeggiatura dove davvero le vacanze duravano tre mesi.

Rimandare l’inizio delle lezioni di una settimana non risolverà il problema profondo. Fino a quando la sicurezza e la vivibilità degli edifici non saranno la priorità, ogni settembre ci ritroveremo sempre qui, a sudare e a ripetere lo stesso identico copione.

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