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Come si valuta una performance scolastica? La temperatura esterna influenza il giudizio dei docenti? E se sì, in che modo? Queste domande possono apparire surreali, soprattutto in ambito scolastico. Soprattutto nel 2026, quando il giudizio di un docente sulla performance del suo studente deve restare all’interno di ultra-specifiche griglie ministeriali. La “scienza-valutativa”, infatti, ha delineato una vastissima (ipertrofica) gamma di criteri valutativi, ma finora non si è spinta a includere nelle griglie di valutazione fattori metereologici e climatici.
Maggio mese di recuperi
Domenica 24 maggio, controllo su Google: undici giorni effettivi all’ultima campanella. Nei corridoi serpeggiano le fatidiche domande “tu sei riuscito a finire il programma? Quanti voti hai inserito?” Ormai quello che è fatto è fatto, è la classica risposta e, salvo qualche spiegazione raffazzonata dell’ultimo minuto e l’argomento segnato (annotato) sul registro elettronico e appena accennato in classe, si passa alle interrogazioni di recupero. Agli studenti con valutazioni insufficienti viene concessa (garantita in pratica) la grazia dell’ultima chance, a coloro con una media che termina per 0.5 la possibilità di arrotondare all’intero più alto.
Il caldo, l’impegno e gli aiuti di fine anno
Ed è in questa ultima interrogazione che accade qualcosa di peculiare: i voti salgono alla stessa velocità della temperatura esterna (ormai lo sappiamo tutti che non esistono più le mezze stagioni). I docenti attivano la modalità d’emergenza: i programmi improvvisamente si sfoltiscono, le verifiche si programmano, si inizia ad apprezzare di più l’impegno. Le pressioni genitoriali si fanno sentire più che mai e l’alunno tenta il tutto per tutto cercando di condensare il lavoro di un anno in un pomeriggio. La preparazione sarà solidissima! Ma ecco che, per la stessa performance a cui era stato attribuito un certo voto con il freddo di gennaio, o sotto le pioggerelline di marzo; ora, a maggio, con il caldo torrido e il cielo terso, viene attribuito un punteggio diverso, solitamente più alto. È dunque il caldo a determinare il modo in cui docenti attribuiscono le valutazioni?
I voti che crescono come le rose
Maggio dunque è il mese dei “miracoli”! Un eventuale grafico sull’andamento didattico evidenzierebbe una vertiginosa crescita delle performance degli studenti negli ultimi trenta giorni di scuola. Si potrebbe obiettare che, proprio a causa delle ultime incombenze, gli allievi aumentino il proprio studio, chi per la “corsa alla salvezza” dal debito o dalla bocciatura (pardon “non ammissione”) chi per aspirare ad un voto più alto. Il punto è che non è così! Non c’è un effettivo miglioramento della qualità dello studio e delle competenze applicate alle materie. C’è solo un aumento caotico del tempo di studio, che spesso produce crossover comici tra le varie materie. Perché, allora, i voti crescono come le rose? Mettendo da parte la provocazione del caldo, il vero motivo è l'”ultima occasione”. I docenti considerano quasi immorale non concedere agli studenti un’ultima occasione di redenzione.
L’ultima occasione: una pratica diseducativa
Il “pentimento finale” è quindi il vero fattore che spiega il cambiamento delle modalità valutative. Dunque, i docenti non sono meteoropatici, non è il sole a mettere buon umore e portare una diffusa generosità, bensì il principio, quasi dantesco per cui un ravvedimento dell’ultimo minuto è comunque apprezzabile (e sufficiente).
Questa pratica dell’ultima occasione, però, risulta quantomai diseducativa. In quanto, gli studenti hanno ormai compreso il gioco, sanno che maggio porterà rose, caldo e voti buoni (quanto immeritati): dunque perché studiare prima?












































