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Signor Ministro,
Le ultime aggressioni ai docenti dimostrano che la “tolleranza zero” è solo uno slogan. Oggi l’insegnante italiano è un pubblico ufficiale a geometrie variabili: tutelato dal codice sulla carta, ma abbandonato al cancello di scuola. La solidarietà e l’Avvocatura dello Stato arrivano come il Cristo di Nietzsche, a cose fatte. Quando i corpi sono già lividi.
I docenti non chiedono retorica, chiediamo risposte strutturali immediate. Provo a fare qualche proposta. La prima è una sorta di Daspo Scolastico. Chi aggredisce o minaccia un docente va espulso subito. Il diritto allo studio non può cancellare il diritto all’incolumità.
Per i violenti servono lavori utili o centri di recupero, non le nostre aule. Responsabilità delle famiglie: Se un minore picchia, i genitori pagano. Servono sanzioni economiche pesanti e responsabilità penale per omessa educazione. La famiglia deve smettere di fare da sindacato difensivo del bullo.
Sicurezza e scudo legale: Servono presidi delle forze dell’ordine fuori dalle scuole a rischio. E serve uno scudo legale per i docenti: un brutto voto non può più essere il pretesto per denunce e ricorsi che paralizzano la scuola.
Reato di condivisione: Chi filma e posta sui social le umiliazioni ai prof deve rispondere di complicità e istigazione a delinquere. La violenza non può diventare un trend da visualizzazioni.
Signor Ministro, se lo Stato non riprende il controllo delle aule, il “Merito” resterà una parola vuota. Scritta su carta intestata, ma che di fatto non vale niente, ma come si diceva in un grande film solo “CHIACCHIERE E DISTINTIVO”.












































