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ERRANDO DISCITUR

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Ad Omignano in un incontro molto interessante si è parlato di come da un errore possa nascere un fiore di possibilità positive. L’errore non è la fine del percorso, ma l’inizio di una mappa nuova. Nel panorama educativo e sociale contemporaneo, lo sbaglio è stato a lungo stigmatizzato come un fallimento identitario, un marchio di incompetenza da correggere e dimenticare rapidamente. Il progetto itinerante Errando 2026, espressione concreta di Scienza Servizievole in Cammino, ribalta questa prospettiva obsoleta. Attraversando l’Italia da Bolzano a Reggio Calabria, questo cammino trasforma il concetto stesso di sbandamento in risorsa, ricordandoci che l’apprendimento autentico non è mai una linea retta, ma un procedere per tentativi, aggiustamenti e scoperte.

Al cuore di questa rivoluzione culturale vi sono le tesi della professoressa Daniela Lucangeli e il lavoro di Mind4Children. Gli studi neuroscientifici della docente hanno ampiamente dimostrato come i processi cognitivi siano indissolubilmente legati alle emozioni. Quando un individuo compie un errore e riceve in cambio un giudizio punitivo, il suo cervello attiva i circuiti della paura e dell’ansia. Questo corto circuito emotivo blocca la plasticità neuronale; l’allievo non impara dall’errore, ma impara a temere l’errore, sviluppando un’alleanza tossica con l’evitamento e l’insicurezza.

Ampliare la tesi della professoressa Lucangeli significa comprendere che il diritto all’errore è, intrinsecamente, il diritto all’esplorazione. Trasformare lo sbaglio in una possibilità di comprensione richiede la costruzione di un “calore cognitivo”: un clima di fiducia, alleanza e benessere in cui la vulnerabilità non sia una colpa. L’errore, se accolto in un contesto relazionale protetto, si spoglia della sua carica distruttiva e diventa un indicatore di direzione. Ci dice dove la strategia attuale fallisce, spingendo la mente a deviare, a cercare risposte alternative, ad attivare il pensiero divergente.

Questa intuizione neurobiologica individuale si riflette perfettamente nella dimensione collettiva di Errando 2026. Il cammino non è solo un esercizio fisico, ma una metafora sociologica. Esattamente come il cervello umano ha bisogno di un ambiente accogliente per convertire l’errore in sinapsi stabili, così le comunità locali hanno bisogno di spazi di confronto per trasformare le proprie fragilità storiche in buone pratiche condivise.

L’incontro tra territori, istituzioni e cittadini promosso dal progetto diventa quindi un laboratorio di scienza partecipata. Chiedere alle comunità di raccontare le proprie esperienze creative significa validare il loro percorso, inclusi i passi falsi. Non esiste crescita collettiva senza la condivisione dei propri limiti superati. La “Scienza Servizievole” si muove esattamente in questo solco, demitizza il sapere accademico calandolo nell’esperienza viva delle persone. Sbagliare è la norma e correggersi insieme è la soluzione.

Il viaggio iniziato il 5 maggio a Bolzano troverà il suo culmine il 15 agosto a Reggio Calabria, suggellato dalla presenza della professoressa Lucangeli. Sarà la celebrazione di un’Italia che cammina e che apprende lungo la via. Perché, come suggerisce il titolo stesso di questo percorso, è solo errando — nel duplice senso di muoversi nello spazio e di commettere imprecisioni — che l’essere umano impara davvero a conoscersi, a evolversi e a generare benessere comune.

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