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OGNI TANTO CI AZZECCA

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Tra una dichiarazione divisiva e l’altra, dopo qualche scivolone di troppo ma soprattutto, dopo l’inquietante proposta avanzata dal generale Roberto Vannacci di introdurre l’educazione militare tra i banchi delle superiori, dal Ministero dell’Istruzione arriva finalmente una notizia che merita un applauso. Il ministro Giuseppe Valditara ha infatti confermato l’aggiornamento delle linee guida per i licei: la canzone d’autore e il melodramma entrano ufficialmente nel canone di studio della letteratura italiana.

​Un’intenzione felice che affianca ai classici tradizionali i testi di Fabrizio De André, Francesco Guccini, Francesco De Gregori e del sodalizio Mogol-Battisti, oltre ai libretti d’opera di maestri come Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. L’obiettivo è chiaro e condivisibile, insegnare ai ragazzi ad analizzare metrica, stile e contesto storico attraverso linguaggi espressivi che uniscono la parola al ritmo, radicati nella nostra cultura contemporanea e nella memoria collettiva.

​A godere particolarmente di questo cambio di marcia è stata senza dubbio la fascia dei docenti dai 50 anni in su. Per moltissimi insegnanti cresciuti a pane, vinile e battaglie culturali, l’annuncio ha il sapore di un riscatto generazionale; anche se, a dire il vero, tra i banchi di scuola tanti di noi lo facevano già da decenni, portando clandestinamente in classe le cassette prima e i file audio poi per spiegare la poesia contemporanea. Vederselo finalmente riconosciuto nelle direttive ufficiali è una piccola, grande soddisfazione.

​In fondo, trattare i versi dei cantautori o i libretti del melodramma con il medesimo rigore analitico riservato alla poesia classica non significa abbassare l’asticella dell’insegnamento, ma renderlo vivo. Invece di adunare gli studenti in cortile per marce ed esercitazioni in stile caserma, la scuola sceglie di educarli alla bellezza, al senso critico e alla ricchezza della lingua italiana. Perché, come cantava un maestro della nostra musica d’autore come Roberto Vecchioni — che di mestiere faceva proprio il professore — “la forza della vita e della scuola sta nel fatto che le idee non si fermano con le baionette”.

​Per una volta, dalle parti del ministero, la direzione presa è davvero quella giusta.

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