Home / SCUOLE / “Alzati, amica mia, e vieni!” Tra i banchi di scuola, la lezione d’amore e futuro di Francesco d’Assisi.

“Alzati, amica mia, e vieni!” Tra i banchi di scuola, la lezione d’amore e futuro di Francesco d’Assisi.

Loading

​“Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, è andata via; i fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato”.

​Rileggere questi versi del Cantico dei Cantici significa avvertire una scossa improvvisa. Non siamo di fronte a una memoria polverosa da celebrare con solenni e noiosi discorsi commemorativi, ma a un vero e proprio invito all’azione. L’invito che proviene dalla tradizione biblica e dalla vita del Poverello è un grido di risveglio che trapassa i secoli per entrare direttamente nei corridoi delle nostre scuole, tra i banchi di una classe affollata o durante gli intervalli.

​Se Francesco potesse camminare oggi tra gli studenti, non vedrebbe ragazzi distratti o apatici, ma giovani menti alla ricerca di un senso profondo che vada oltre i voti, le verifiche e le pressioni sociali. La scuola non è solo un luogo dove accumulare nozioni, ma il cantiere in cui si costruisce la vita.

​Cosa può dire un giovane del Duecento agli studenti del nostro tempo, stretti tra l’ansia di prestare sempre performance perfette e l’incertezza del futuro?

​Innanzitutto propone un passaggio fondamentale dalla ricerca della performance pura alla cura dell’essenziale. Oggi la scuola e la società chiedono spesso ai ragazzi di essere infallibili, competitivi e continuamente connessi. Francesco insegna invece la contro-cultura dell’essenziale. Spogliandosi degli abiti del ricco mercante, ha dimostrato che il valore di una persona non dipende dai voti sul registro o dall’approvazione altrui, ma dalla capacità di scoprire i propri talenti e di metterli a servizio degli altri. 

​In secondo luogo, offre il modello di un’ecologia integrale che parte proprio dai banchi di scuola. Prima ancora di essere riconosciuto per la sua sensibilità verso il creato, Francesco è stato un profondo rivoluzionario della cura ambientale. Nel suo celebre Cantico delle Creature, la natura non è mai considerata come un semplice contenitore di risorse da sfruttare per un profitto immediato, ma viene definita come una famiglia composta da fratelli e sorelle. Agli studenti che oggi scendono in piazza per la giustizia climatica o studiano la sostenibilità sui libri, egli insegna che non esiste una vera cura del pianeta senza rispetto per gli ultimi e per i compagni più fragili. La vera ecologia comincia nelle piccole azioni di tutti i giorni, dal rispetto per le cose comuni, all’abbattimento delle barriere del bullismo in classe.

​Infine, ci ricorda che l’inverno della rassegnazione è finito. L’inverno di cui parla il Cantico dei Cantici rappresenta anche il gelo del disinteresse e la paura di non essere all’altezza delle sfide di domani. Di fronte all’ansia per il percorso formativo e lavorativo, l’esortazione rivolta agli studenti è chiara e diretta: alzati. Significa non rimanere spettatori passivi, ma avere il coraggio di fare domande, di rifiutare le ingiustizie e di scegliere percorsi fatti di passione genuina.

​A tutti i ragazzi che ogni mattina varcano il portone d’ingresso di una scuola viene così rivolto un invito improntato alla curiosità e alla partecipazione. L’eredità francescana non è un testamento immobile, ma un testimone vivo da raccogliere. Spetta agli studenti di oggi trasformare le aule in palestre di fratellanza, dove la conoscenza non serve a dominare il mondo, ma ad amarlo e a custodirlo con responsabilità. L’inverno è passato, ed è giunto il momento di alzarsi per far fiorire il futuro.

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *