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È competenza della scuola stabilire i criteri per la composizione delle classi. Si sa che non si debbano “ghettizzare” gli studenti, affinché si garantisca il diritto di apprendimento a tutti ed a ciascuno.
Gli organi della scuola, tenuto conto degli indirizzi generali e delle finalità delle istituzioni scolastiche, distribuiscono nelle classi gli studenti con giusti ed equilibrati criteri di eterogeneità e non debbano “costruire” classi di bravi e di meno bravi, in base ad elementi conosciuti dal percorso di studi precedenti.
Vanno distribuiti gli alunni in modo da favorire gli scambi e le interrelazioni che possano arricchire e formare gli studenti dagli scambi di esperienze e di culture. Chi fa scuola sa che ad incidere sulla formazione e l’istruzione ed il risultato da conseguire, e che si consegue, contano anche i fattori extrascolastici e culturali, intesi come modi e sintesi di valori di provenienza. La scuola non deve esprimere giudizi su di essi, ma deve tener conto, al fine di promuove l’apprendimento che rispettando i diversi valori posseduti dagli allievi, dei valori di riferimento di ognuno, affinché tutti possano beneficiarne. In una società multietnica e multiculturale si pone il problema di come assemblare le classi e far si che l’eterogeneità possa davvero rappresentare una forza e non essere una debolezza che ostacoli l’apprendimento di tutti e di ciascuno senza ghettizzare una classe e fargli vivere un apprendimento che renda difficoltoso il processo di reciproca integrazione. Non c’è bisogno di particolare intelligenza per capire che una classe di tutte persone straniere non sia idonea a favorire la comprensione delle modalità comportamentali e di vita delle persone del posto.
Richiede un equilibrio e nessuno debba sentirsi “straniero in patria” come disse Giuseppe Garibaldi, ma ciascuno deve vivere nella consapevolezza che si trovi in un ambiente sano ed istituzionalmente predisposto, non tanto alla condivisione della cultura e modi di vita altrui, ma al riconoscere a ciascuno la dignità quale persona per accettare le regole, i credi e de dinamiche esistenziali altrui in un processo di interrelazione.
Un processo tanto importante non può essere delegato solo all’autonomia decisionale di ogni singola scuola. È un processo che riguarda l’intera nazione e va affrontato con sinergie globali e decisioni comuni che solo lo stato può fare. Prima della riforma “dell’autonomia scolastica” una circolare ministeriale era sufficiente in quanto era sufficiente un “atto interno”. Oggi, con l’autonomia scolastica, ci vuole un atto normativo con maggiore forza di legge per vincolare le istituzioni scolastiche al rispetto dei criteri affinché la scuola non sia un “ghetto culturale” e promuova l’apprendimento e per tutti e per ciascuno: In primis per gli stranieri e anche per gli italiani con la stessa dignità di studente.






































































