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La docenza deve essere considerata un’alta professione

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Riflessioni del prof. Bartolomeo Merola

La scuola cerca di proiettare e di immaginare il futuro fornendo agli individui gli strumenti che meglio e di più possano consentire loro di accettare e condividere la vita in un mutevole mondo.

Se solo si pensa ai cambiamenti che si sono verificati di recente e se confrontati con i periodi precedenti, pare che una vita di oggi possa corrispondere a tantissime vite del passato. Si creano e nascono nuovi ed inimmaginabili bisogni che da “secondari” diventano “primari”, i quali, se non dovessero essere soddisfatti, condurrebbero le persone all’emarginazione e alla depressione. La scuola tenta di far fronte a tali dinamiche evolutive e lo fa con le professionalità che i docenti possiedono. I docenti, con affezione e determinazione, pur non essendo validamente riconosciuti, agiscono e si adoperano a favore degli studenti. La propaganda negativa che hanno subito ha rischiato di rendere inefficace la scuola e ha comportato un decadimento dell’intera istituzione con conseguenze che si sono riflettute sull’intera società.

La scuola possiede una miriade di competenze professionali. Esse potrebbero essere trasferite al mondo esterno attraverso gli alunni, i quali, sotto la guida dei loro professori, potrebbero portare le novità di cui la scuola è portatrice. Essa insegna cose che ancora non si conoscono, essendo proiettata al futuro, e forma gli studenti a saper risolvere i problemi secondo modelli razionali e scientificamente valutati.

È possibile concepire un’“alternanza scuola-lavoro” che rovesci la concezione attuale, che mortifica la scuola e gli studenti e trasmette il concetto che essa sia in grado di fornire solo le conoscenze e che gli insegnanti non siano in grado di insegnare come si risolvano i problemi.

Le esperienze sul campo dimostrano che i formatori esterni si atteggiano a professori, pur non avendo alcun titolo per esserlo, e dissacrano cose scientificamente provate e insegnate a scuola.

Gli insegnanti appaiono, e si vogliono lasciar apparire, come coloro che non sappiano la materia e che abbiano trovato nella scuola un “rifugio” per poter vivere, e che il salario offerto loro sia anche eccessivo rispetto alla quantità e qualità del lavoro. Mai si rende noto l’insieme di incombenze e di lavoro che viene richiesto per lo svolgimento del loro delicato e fondamentale lavoro in una società che vuole crescere e deve crescere.

Mai si rendono note le competenze e la formazione che debbano possedere per svolgere questo delicato e fondamentale compito.

Si fa demagogia e non ponderazione. È necessario per la società invertire tali concettualizzazioni e tali dinamiche.

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