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Tra il mito assurdo dei “tre mesi di vacanza” e la fuga di massa dalle cattedre europee, la quattordicesima ai docenti è una di quelle rare idee che valgono bene un’eccezione.
Matteo Renzi, ne azzecca poche, e per quanto mi riguarda, l’ex “rottamatore” di Rignano non ha certo la mia simpatia politica. Eppure, ogni tanto, persino da quelle parti salta fuori un’idea che ha senso. La proposta di introdurre una quattordicesima mensilità per gli insegnanti e il personale della scuola è una di quelle rare eccezioni che meritano ascolto, al di là delle appartenenze e delle antipatie personali.
Ovviamente, non appena si parla di dare un euro in più a chi lavora nell’istruzione, parte puntuale il solito e stanco ritornello dell’opinione pubblica: “Ma come, con tutte le ferie che fanno?”. È una narrazione falsa e fastidiosa. Chi vive la scuola dall’interno sa benissimo che tre mesi di vacanza sono un mito per creduloni. Fra esami di Stato, scrutini, corsi di recupero, programmazioni, collegi docenti e la preparazione delle lezioni che prosegue per tutto l’anno spesso sacrificando serate e fine settimana. il lavoro sommerso non viene mai rendicontato.
Senza neanche bisogno di tirare in ballo il solito (e pur verissimo) dato su quanto gli stipendi della scuola italiana siano vergognosamente più bassi rispetto alla media europea. C’è un altro fatto molto più grave e concreto che si tende a ignorare: la fuga dalla professione.
Oggi oltre il 53% degli insegnanti in Europa lascia la cattedra prima del tempo, stremato da una burocrazia asfissiante, dalla mancanza di riconoscimento sociale e da retribuzioni che non permettono più di vivere dignitosamente, specialmente per i tanti precari e fuorisede costretti a trasferirsi in città dal costo della vita insostenibile.
Incentivare e dare ossigeno economico al personale scolastico non è un favore personale o una “marchetta” elettorale, è una questione di sopravvivenza per il sistema educativo. La quattordicesima non risolve ogni problema, ma sarebbe un segnale concreto per iniziare a restituire dignità a chi ha tra le mani il futuro del Paese. E se l’idea viene da Renzi, pazienza: una proposta giusta resta giusta, chiunque sia a pronunciarla.






































































