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È in atto nel Paese, una riflessione sul concetto di straniero e molti si ostinano a ritenere che esso sia discriminante nei confronti delle persone ed in particolare dei bambini che appartengono ad altri status di cittadinanza. Si confonde la dignità e l’uguaglianza con l’identità di cittadino. Sono cose diverse. Essere straniero non offende, anzi si riconosce alla persona l’essenza portatore di una storia e di una cultura, intesa come sintesi di vita e di valori.
La diversità è un arricchimento e non è una povertà. Ma l’osteggiare e sottolineare il concetto negativo di straniero (COME DIRE QUA NON CI SONO STRANIERI, QUANDO CI SONO) alimenta un senso negativo delle differenze e rafforza, al contrario, stimolando la superbia e la vanità di coloro che tale differenza la vivono con interesse a curiosità quale forma di apprendimento ed arricchimento. In questo dinamismo e riconoscimento la scuola non può spogliare d’identità gli stranieri ed equipararli agli italiani senza offenderli ed attaccarli nella loro identità.
Ciascuno di noi eredità la storia come sintesi di valori ed è portatore, anche incosciente, di essa. Opera bene la scuola che riconosce gli stranieri e fa di loro un tesoro che serve a tutti ed a ciascuno per capire che il mondo appartiene alla vita e se si sa comprendere la diversità ci si arricchisce, favorendo i giusti equilibri affinché la diversità possa essere una forza e non una debolezza. Chi annulla la diversità rispetto all’appartenenza ad etnie e a cittadinanze, non promuove l’apprendimento, ma l’isolamento, la divisione e la ghettizzazione sociale, culturale ed etnica.
Se andassi in un altro stato e non mi si riconoscesse la caratteristica di essere straniero rispetto a loro, mi sentirei offeso nella identità mia e sentirei offesi tutti i miei concittadini e la nostra storia. Riconoscere l’essenza e la positività di essere straniero non li può esonerare dall’assumere comportamenti basilari affinché possano essere agevolmente riconosciuti. Questo travalica il concetto di non rispetto e rappresenta la garanzia che ogni ambiente deve dare a chi opera in esso.






































































