![]()

“Sei solo chiacchiere e distintivo! Solo chiacchiere e distintivo!”. Chi non ricorda l’urlo rabbioso e impotente di Robert De Niro nei panni di Al Capone nel film cult Gli Intoccabili? Una battuta entrata nella storia del cinema per descrivere chi tenta di nascondere la mancanza di sostanza dietro l’autorità di una divisa, di un ruolo o, nel nostro caso, di una poltrona ministeriale.
Il pensiero corre inevitabilmente a quella celebre scena quando si analizza l’ultima mossa del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in materia di compiti a casa. Con il consueto tempismo e la solita grancassa mediatica, l’ennesima circolare ministeriale è pronta a piombare sulle scuole italiane, pretendendo di regolamentare per decreto persino le ore pomeridiane degli studenti e il registro elettronico dei docenti.
L’idea di base si presenta con il distintivo del buon senso: alleggerire il carico, tutelare il tempo libero dei ragazzi e garantire il riposo delle famiglie. Ma grattata via la superficie della propaganda, restano solo le chiacchiere.
Siamo di fronte a un provvedimento che, nei fatti, calpesta l’autonomia scolastica e scavalca la libertà d’insegnamento dei docenti, gli unici a conoscere davvero il livello, i ritmi e i bisogni didattici delle proprie classi. Pretendere di stabilire da Roma quanti esercizi di matematica o quante pagine di storia siano “giusti” per ogni singolo studente d’Italia è un esercizio di burocrazia pura. Un modo per mostrare il distintivo dell’autorità centrale su una questione che andrebbe risolta, come sempre si è fatto, attraverso il dialogo costruttivo tra scuola e famiglia.
Mentre la scuola reale affoga tra precariato cronico, classi pollaio e strutture fatiscenti, il Ministero preferisce concentrarsi sui compiti pomeridiani, regalando titoli ai giornali ma lasciando i veri nodi strutturali del sistema educativo esattamente dove sono.
Insomma, un’operazione di facciata che rischia di non cambiare nulla nel quotidiano di studenti e insegnanti. Perché alla fine, senza investimenti concreti e senza il rispetto di chi la scuola la fa ogni giorno, anche la più altisonante delle circolari rischia di rivelarsi proprio come quel famoso insulto cinematografico: solo tantissime chiacchiere e pochissima sostanza.
Finché la politica continuerà a prediligere la propaganda dell’annuncio rispetto alla complessità dell’intervento strutturale, l’istituzione scolastica resterà bloccata in una perenne emergenza. La formazione delle future generazioni necessita di risorse, visioni a lungo termine e valorizzazione della professionalità docente, non di slogan o diktat burocratici calati dall’alto. In assenza di questo cambio di marcia, il rischio è di assistere all’ennesimo show ministeriale, mentre le aule reali continuano a fare i conti con i soliti, irrisolti problemi di sempre.






































































