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LA SCUOLA CHE VORREI     

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Ho letto l’ultimo libro del Prof. Vincenzo Schettini. L’ho trovato brillante come tutte le sue opere. Appassionato e senza pregiudizi sulla scuola del futuro:” La scuola che vorrei” ci coinvolge in un dibattito spesso incastrato tra passato e presente

​Non si tratta di una critica distruttiva all’istituzione scolastica, né dell’ennesimo manuale teorico infarcito di tecnicismi pedagogici. È, al contrario, un manifesto d’amore aperto e costruttivo. Schettini parte da dove si trova ogni giorno: la classe, tra i banchi e a contatto diretto con quella “Fisica Che Ci Piace” che lo ha reso un punto di riferimento per milioni di studenti e famiglie.

Una visione oltre i soliti schemi

Ciò che rende questo libro un contributo prezioso è la capacità di superare le classiche contrapposizioni. Non c’è la dicotomia tra: “scuola di una volta” e “quella di oggi “, né la contrapposizione tra disciplina ed empatia. La scuola del futuro disegnata da Schettini si fonda su pilastri chiari. Prima ancora delle nozioni, la scuola deve essere un luogo in cui gli studenti si sentano visti, ascoltati e valorizzati per le proprie unicità.

​La passione contagia e riduce le distanze. Un docente non è solo un dispensatore di programmi ministeriali, ma un facilitatore di curiosità. Se la scintilla dell’interesse si accende nel discente, l’apprendimento diventa un processo naturale e non un dovere da masticare a forza.

​ Sfruttare i linguaggi contemporanei e le nuove tecnologie non significa snaturare l’insegnamento, ma renderlo aderente alla realtà in cui i ragazzi vivono e si preparano a operare.

​Oltre la cattedra, verso “​La scuola che vorrei…” non parla soltanto ai docenti. È una chiamata a raccolta per l’intera comunità educante: famiglie, istituzioni e studenti stessi. Schettini invita i genitori ad allearsi con gli insegnanti anziché porsi in un atteggiamento difensivo stimola i ragazzi a diventare protagonisti attivi del proprio percorso, riscoprendo la bellezza dello sbagliare come tappa fondamentale di ogni processo scientifico e umano.

​In conclusione, l’opera del prof. Schettini ci regala una boccata d’aria fresca e un’iniezione di ottimismo. Ci ricorda che la scuola non è una struttura burocratica da subire, ma il cantiere più importante in cui si costruisce il domani. Sognare una scuola diversa non solo è possibile, ma è un dovere morale verso le prossime generazioni.

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